Las letras y las cosas

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    Principios y finales

    Hace unos años lo que me gustaban eran los finales: "dejónos harto consuelo su memoria", por ejemplo, o "a las aladas rosas del almendro de nata te requiero, que tenemos que hablar de muchas cosas, compañero del alma, compañero", pongamos por caso.

    Últimamente, en cambio, lo que me apasionan son los principios: "Yo tenía una granja en África" o "Muchos años después, frente al pelotón de fusilamiento...", por poner sólo dos ejemplos.

    No sé si tendrá que ver con el hecho de que uno se hace mayor y empieza a preferir las promesas a las realidades acabadas.

    2003-11-24 02:43 | Categoría: Del Caboclo | 3 Comentarios | Enlace

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    Comentarios

    1
    De: Delice Fecha: 2003-11-24 05:23

    No me puedes tentar también con una de mis poesías preferidas: la traduje porque en Italia no conocen al gran Hernández dime cómo te suena:
    (In Orihuela, il suo paese e il mio, mi è morto come il fulmine Ramón Sijé, che tanto amavo).

    Io voglio essere il contadino
    Della terra che occupi e alimenti,
    compagno dell'anima, così presto.
    Alimentando piogge, conchiglie
    E organi il mio dolore senza strumento,
    ai tristi papaveri

    darò il tuo cuore per alimento
    tanto dolore si racchiude nel mio petto,
    che per dolere mi duole persino il respiro.

    Un pugno duro, un colpo gelido,
    una sferzata di ascia invisibile e omicida
    una spinta brutale ti ha abbattuto.
    Non c'è spazio più grande della mia ferita,
    piango la mia sventura e i suoi effetti
    e mi duole più la tua morte della mia vita.
    Cammino su terre di defunti,
    e senza il calore di nessuno e senza consolazione
    vado dal mio cuore ai miei problemi.

    Presto elevò la morte il volo,
    presto arrivò l'alba
    presto stai rotolando per terra.
    Non perdono la morte innamorata,
    non perdono la vita disattenta,
    non perdono ne la terra ne la creazione.

    Nelle mie mani innalzo una tormenta
    Di pietre, fulmini e asce stridenti
    Assettata di catastrofi e affamata.
    Voglio affondare la terra coi denti,
    voglio separare la terra
    a parte a dentate secche e calde.
    Voglio minare la terra fino a trovarti
    E baciare il nobile teschio
    E toglierti dalla morte e restituirti

    Tornerai nel mio orto e nel mio fico:
    attraverso le scale dei miei fiori
    svolazzerà la tua anima di ape
    dalle cere angeliche e laboriose
    Tornerai al tubare delle finestre
    Degli innamorati contadini.
    Rallegrerai l'ombra delle mie ciglia
    E il tuo sangue se ne andrà da parte a parte
    Disputando la tua fidanzata e le api.
    Il tuo cuore di velluto piegato,
    chiama un campo di mandorle di spuma
    la mia voce avida d'innamorato.
    Alle alate anime delle rose..
    Di mandorli di panna ti richiamo,
    che dobbiamo parlare di tante cose
    compagno dell'anima, compagno.
    (10 gennaio 1936)



    2
    De: Oze (El Erizo Azul) Fecha: 2003-11-25 00:43

    Permítame, Don Caboclo, en tal caso, que le pregunte qué opina del principio y el final más famosos del mundo: "Érase una vez..." y "colorín colorado" (ah, y "fueron felices y comieron perdices").



    3
    De: Caboclo Fecha: 2003-11-25 02:51

    Hace ya tiempo un profesor de la facultad me habló del sentido folklórico de comer perdices... sin ánimo de parecer obsceno, el sentido se oponía al de conejos, ya sabes.



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